C’è un equivoco che ogni tanto riaffiora quando si incontra il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato. Qualcuno legge un pensiero, una riflessione, magari una provocazione, e invece di chiedersi se ciò che ha letto abbia senso preferisce interrogarsi su chi lo abbia scritto. Che studi ha fatto? Che cultura possiede? Con quale autorità parla? Chi è lui per dire certe cose?
Sono domande legittime quando dobbiamo stabilire la competenza tecnica di qualcuno, molto meno quando diventano il sistema più rapido per evitare di confrontarsi con un pensiero. Ed è proprio qui che, probabilmente, del Venerabile Ordine non si è capito molto.
Il Venerabile Ordine non è un’accademia, non è una cattedra e non è un circolo riservato a chi possiede abbastanza titoli da tappezzare una parete. Non distribuisce patenti d’intelligenza e non pretende di trasformare chi scrive in un’autorità. Nasce per fare qualcosa di molto più semplice: prendere un fatto, una storia, un comportamento, una contraddizione, un’idea o una delle infinite assurdità prodotte dalla nostra specie e metterla sul tavolo. Guardarla, ragionarci, fare domande e magari riderne, perché il materiale umano raramente ci lascia senza materia prima.
Il Venerabile Ordine non dice: ascoltate perché chi scrive sa più di voi. Dice esattamente il contrario: non importa chi lo abbia scritto, vediamo se ciò che è scritto regge.
Questa differenza è fondamentale.
Un pensiero interessante può arrivare da un’università come da un’officina, da uno scienziato come da un contadino, da qualcuno che ha letto mille libri oppure da chi ha imparato soprattutto osservando la vita e gli esseri umani. Questo non significa che tutte le opinioni abbiano lo stesso valore. Sarebbe una sciocchezza, e di sciocchezze abbiamo già una produzione industriale perfettamente efficiente.
I fatti contano. La competenza conta. Lo studio conta. Le prove contano. Proprio per questo bisogna discutere ciò che viene affermato. Se una cosa è falsa, dimostriamo che è falsa. Se un ragionamento è debole, mostriamo dove cede. Se contiene una contraddizione, facciamola emergere. Se invece contiene qualcosa di sensato, quel qualcosa non diventa improvvisamente stupido perché chi lo ha scritto non possiede il curriculum che avevamo immaginato.
Il pensiero non ha bisogno di pedigree. Ha bisogno di essere messo alla prova.
Questo, in fondo, è il Venerabile Ordine.
Non chiede di credere, chiede di guardare. Non pretende adesione, pretende semmai attenzione. Non consegna verità definitive, perché le verità definitive hanno spesso una caratteristica inquietante: sono affollate di persone convinte di possederle e sorprendentemente povere di persone disposte a verificarle.
Il Venerabile Ordine preferisce il dubbio. Non il dubbio sterile di chi non riesce mai a prendere una posizione, ma quello sano di chi conserva abbastanza libertà per domandarsi se abbia capito davvero. Il dubbio serve a ricordarci che potremmo aver interpretato male, che potremmo non sapere abbastanza e che una convinzione non diventa vera soltanto perché la ripetiamo da vent’anni.
Serve anche a ricordarci una cosa molto semplice: una persona intelligente può dire una sciocchezza e una persona che consideriamo ignorante può avere un’intuizione straordinaria. La realtà possiede questa fastidiosa abitudine di non rispettare le classifiche che prepariamo per lei.
Per questo il Venerabile Ordine non dovrebbe avere santi, intoccabili o pensieri immuni dalla critica. Nemmeno i propri.
Il giorno in cui qualcosa scritto dal Venerabile Ordine dovesse essere considerato giusto semplicemente perché proviene dal Venerabile Ordine, potremmo chiudere tutto e aprire una setta. Almeno avremmo avuto l’onestà di cambiare insegna.
Ogni idea deve poter essere contestata, ogni affermazione corretta, ogni ragionamento smontato. Se dopo essere stato preso a martellate continua a stare in piedi, forse valeva la pena formularlo.
Anche la cultura dovrebbe servire a questo. La conoscenza è uno strumento per comprendere meglio il mondo, non una decorazione da utilizzare per stabilire chi abbia diritto di parlare. Più impariamo, più dovremmo renderci conto della vastità di ciò che ignoriamo. Eppure qualcuno riesce nell’impresa opposta: studia abbastanza da convincersi di non avere più nulla da imparare. Bisogna riconoscergli almeno una certa originalità.
Il problema, del resto, non è non sapere. Non sapere qualcosa è perfettamente normale, perché nessuno possiede una conoscenza completa del mondo. Il problema nasce quando dimentichiamo i limiti di ciò che conosciamo e, nonostante questo, ci sentiamo già abbastanza sicuri da formulare giudizi definitivi. È proprio in quella distanza, tra quanto sappiamo davvero e quanto crediamo di sapere, che spesso prendono forma le nostre certezze peggiori.
Ed è qui che il Venerabile Ordine deve stare attento a non cadere nella propria trappola. Sarebbe piuttosto ridicolo scrivere contro la presunzione considerandosi automaticamente dalla parte degli intelligenti. La stupidità non appartiene agli altri. È una possibilità comune a tutti noi.
Possiamo giudicare troppo velocemente. Possiamo difendere un’idea soltanto perché ormai la consideriamo nostra. Possiamo respingerne un’altra perché arriva da qualcuno che non sopportiamo. Possiamo confondere ciò che crediamo con ciò che sappiamo. Possiamo avere torto e impiegare un’enorme quantità di energia non per scoprirlo, ma per dimostrare agli altri che abbiamo ragione.
Per questo pensare non è un titolo acquisito una volta per tutte. È un esercizio.
E forse una delle frasi più intelligenti che un essere umano possa pronunciare rimane una delle meno spettacolari: «Questa cosa non l’avevo capita».
Non procura molti applausi, ma apre una porta.
Il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato nasce anche per questo. Non per insegnare cosa pensare, ma per ricordare che bisogna continuare a pensare. Non per stabilire chi sia intelligente, ma per diffidare soprattutto di chi è assolutamente certo di esserlo. Non per distribuire sentenze, ma per prendere le nostre magnifiche certezze, appoggiarle sul tavolo e vedere se sopravvivono a qualche domanda.
Dopotutto siamo una specie straordinaria. Siamo andati sulla Luna, abbiamo costruito cattedrali, composto sinfonie, studiato l’universo e imparato a curare malattie che per secoli significavano morte certa. Poi abbiamo inventato internet e abbiamo finalmente potuto utilizzare tutto questo progresso per trascorrere un pomeriggio litigando sotto un post e chiedendo a uno sconosciuto quale titolo di studio gli permetta di avere un pensiero.
Bisogna volerci bene anche per questo.
Il Venerabile Ordine continuerà quindi a prendere storie, fatti, idee, contraddizioni, grandezze e miserie dell’essere umano e a metterle sul tavolo. Senza chiedere permesso e, soprattutto, senza pretendere infallibilità.
Non credete automaticamente a ciò che trovate qui. Sarebbe contrario a tutto il resto.
Leggete. Pensate. Contestate. Verificate. E quando i fatti o un ragionamento migliore lo richiedono, cambiate idea.
Perché il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato non vuole diventare una collezione di risposte. Vuole essere un luogo nel quale le domande abbiano ancora il diritto di disturbare le certezze.
E prima di chiedere a qualcuno chi sia per permettersi di pensare, forse sarebbe meglio affrontare una questione molto più seria: ciò che ha detto è vero oppure no?
Il resto viene dopo.
Prima di giudicare chi pensa, prova almeno a pensare.
Per il Venerabile Ordine sarebbe già un risultato dignitoso.
Per l’umanità, considerando la concorrenza, quasi un miracolo.



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