Dio, Dei, Nessun Dio: una passeggiata tra le nuvole e i dubbi

(con scarpe comode e zaino leggero)

Che cos’è Dio?
Una nuvola pensante?
Un vecchio con la barba che gioca a Risiko con le galassie?
Una metafora evoluta di una nostra ansia primordiale?

Oppure — attenzione spoiler — Dio è semplicemente l’etichetta che abbiamo incollato sul mistero, quando ancora non avevamo i microscopi, i telescopi e ChatGPT?

Da sempre ci arrampichiamo su scale costruite di parole per raggiungere un piano più alto, un senso, un significato. E più saliamo, più ci accorgiamo che il piano di sopra è sempre un po’ più in là. Ma l’umanità ci prova comunque. E così sono nati i racconti su Dio — o sugli dèi, o su come cavarsela senza nessuno di loro.

La storia è vecchia quanto l’uomo che alza gli occhi al cielo e si chiede se qualcuno, lassù, lo stia spiando mentre ruba un fico.

Nel corso del tempo, abbiamo immaginato divinità con la testa d’elefante, dèi col martello, creatori con la passione per i cespugli in fiamme, e profeti che parlano con Dio tramite rocce, sogni, o Wi-Fi spirituale a banda larga.

Nel politeismo antico — quello greco, romano, egizio, indù — ogni divinità aveva un compito, una funzione sociale e una personalità molto più umana di quanto si pensi. Marte era il bullo con la spada, Afrodite la star dei reality amorosi, Dioniso l’amico che non sai mai se si presenta con una bottiglia o una tigre. Ma la cosa bella era che gli dèi sbagliavano. Gelosie, vendette, colpi di testa. Avevano debolezze. Un politeismo da soap opera. Più mitologia che teologia. Ma proprio per questo, profondamente umano.

Poi un giorno, in una regione arida e testarda del Medio Oriente, qualcuno ebbe l’idea rivoluzionaria: “Che succede se invece di mille dèi, ce n’è solo uno, grande, indivisibile e inarrivabile?” Ecco nascere il monoteismo. Da Abramo in poi, è un crescendo. Yahweh, poi Dio Padre, poi Allah. Un’unica figura assoluta, con sempre meno bisogno di una corte celeste. Anche gli angeli si sono messi a fare gli straordinari.

La cosa ha funzionato. Almeno sul piano del controllo sociale. Se ci pensate, l’idea di un solo Dio onnipotente è un po’ come avere un’unica password per tutto il sistema operativo dell’universo: più semplice da ricordare, ma se qualcuno la hackera, addio sicurezza.

Nel frattempo, i filosofi — quelli greci in particolare, da Eraclito a Platone — cercavano di capire se il Divino fosse davvero un tizio con un trono o piuttosto un principio, un logos, un ordine nascosto nelle cose. Plotino, con il suo Neoplatonismo, cercò un Dio così assoluto che non si poteva nemmeno nominare. “L’Uno”, lo chiamava. E in effetti suonava meglio di “Gino”, per un’entità cosmica.

Ma anche tra i mistici islamici (come Rumi), i cabalisti e i cristiani più sognatori, l’idea era simile: Dio è ovunque, in ogni respiro, in ogni atomo, in ogni briciola di biscotto.

E allora ecco il panteismo. Dio non è “là”, ma qui, ora, ovunque. Baruch Spinoza, nel Seicento, fu cacciato dalla sua comunità ebraica perché osò dire che Dio è la natura stessa. Un pensiero scandaloso per l’epoca. Ma oggi, guarda caso, è la base spirituale di molti ecologisti, yogi, e appassionati di camminate nei boschi.

Eppure, anche mentre Dio veniva invocato, temuto o dissolto nella nebbia filosofica, qualcuno iniziava a chiedersi: “E se non ci fosse proprio? E se fosse tutto un bisogno umano di spiegarsi l’universo con una voce paterna?”

Benvenuti nel regno dell’ateismo.

Attenzione però: non è vero che l’ateo “non crede in nulla”. L’ateo può credere nel bene, nell’arte, nella ragione, nella bellezza del mistero. Solo, non sente il bisogno di metterci dentro un’entità invisibile. Bertrand Russell, il logico con l’anima da poeta, diceva che non credere in Dio non toglie la meraviglia al cielo stellato, anzi. Ti costringe a prendertene cura tu, quel cielo.

Più vicino a noi, Stephen Hawking preferiva non inserire Dio nell’equazione del Big Bang, mentre Richard Dawkins ha costruito la sua carriera spiegando quanto la religione, secondo lui, abbia nuociuto al pensiero critico. Ma ci sono anche atei più morbidi, alla Douglas Adams: “L’universo è immensamente grande, bellissimo, e probabilmente non ha alcun senso. Ma questo non è un buon motivo per non fare un tè caldo e guardare le stelle.”

Nel mezzo, troviamo agnostici — quelli che ti dicono “boh” con un sorriso filosofico — e gnostici, che invece credono in un Dio vero, ma che il mondo sia stato creato da uno sbagliato. Un’ipotesi che, sinceramente, spiegherebbe molte cose. L’umanità come software beta di un programmatore cosmico distratto.

E poi ci siamo noi. Che spezzettiamo biscotti e riflessioni. Che ridiamo delle nostre certezze e piangiamo le nostre domande. Che ci commuoviamo per un tramonto e ci chiediamo se c’è qualcosa oltre. Che sospettiamo che Dio — se c’è — sia più poetico che dottrinario. E se non c’è, allora siamo noi a dover inventare la bellezza, la giustizia, la tenerezza.

Perché alla fine, Dio potrebbe anche essere solo una storia che raccontiamo a noi stessi per diventare migliori di quello che siamo. Oppure è davvero lì, silenzioso e invisibile, che aspetta che smettiamo di urlare e iniziamo ad ascoltare.

Magari, più che scoprirlo, basta viverlo.

Nel battito d’ali di un uccello.
Nella risata di un bambino.
Nel silenzio di una montagna.
Nel profumo del caffè al mattino.
Nella carezza di chi non hai chiesto ma avevi bisogno.
Nel biscotto che si spezza, senza fare briciole inutili.

Che tu lo chiami Dio, energia, natura o niente del tutto…
non dimenticare mai: la vera divinità potrebbe essere proprio il modo in cui scegli di camminare in questo mondo.

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Il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato è un blog ironico e contemplativo, dove spiritualità e dolcezza si incontrano tra briciole e riflessioni. Qui si parla di religione nel mondo, ma anche di quanto tutte le religioni siano, in fondo, invenzioni umane. Il vero divino? Lo troviamo nella natura, nel silenzio, nei piccoli gesti, e sì… anche nei biscotti che si rompono prima d’essere inzuppati. Il tono è rilassato, a volte filosofico, spesso scanzonato. C’è spazio per miti, leggende, cammini spirituali e passeggiate nei boschi. Niente fanatismi, solo morbide illuminazioni. Un luogo per chi cerca domande più che risposte, conforto più che verità. Prenditi una pausa, spezza un biscotto e leggi in pace.

~ Sergio De Amicis

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