Netanyahu: tra sostenitori incrollabili, critiche feroci e il solito oceano di guai

Se Benjamin Netanyahu fosse un personaggio da romanzo, sarebbe quel tipo che entra nella stanza con il sorriso smagliante mentre, dietro di lui, si scatena l’apocalisse. Tornato primo ministro nel 2022, a capo di quello che è stato definito il governo più a destra della storia israeliana, Netanyahu ha pensato bene di non farsi mancare nulla: riforme giudiziarie contestatissime, escalation militari a Gaza e in Libano, e ora pure un mandato d’arresto internazionale per presunti crimini di guerra. Tutto questo, direte voi, dovrebbe bastare per finire nella pattumiera della storia. E invece no. Netanyahu continua a navigare in acque agitate ma galleggia ancora, grazie a una rete di sostenitori agguerriti, sia dentro Israele che fuori. In patria, il suo zoccolo duro è composto dai partiti religiosi ultraortodossi, dai coloni dei territori occupati e da una buona fetta della destra nazionalista che vede in “Bibi” (così viene chiamato affettuosamente, pensate un po’) l’unico vero garante della sicurezza del Paese. Nonostante proteste oceaniche contro la riforma della giustizia, Netanyahu ha mantenuto saldo il timone, spalleggiato da gruppi religiosi che interpretano il conflitto israelo-palestinese come una guerra sacra. A livello internazionale, Donald Trump gli ha spianato la strada riconoscendo Gerusalemme come capitale israeliana, e ancora oggi gode del sostegno della destra cristiano-evangelica americana e di alcuni governi europei piuttosto reticenti su Gaza. Tra le voci di sostegno spicca quella di Liliana Segre, che ha definito una “bestemmia” l’accusa di genocidio mossa a Israele, temendo l’aumento dell’antisemitismo. Se pensate che il tifo per Netanyahu sia limitato a qualche politico nostalgico, ripensateci. Dietro di lui c’è un esercito di organizzazioni cristiane evangeliche americane che vedono Israele come il fulcro delle profezie della fine dei tempi. Tra i più attivi: i Christians United for Israel (CUFI), l’International Fellowship of Christians and Jews (IFCJ), la National Hispanic Christian Leadership Conference (NHCLC), Aglow International, l’International Christian Embassy Jerusalem (ICEJ), gli Eagles’ Wings Ministries, Bridges for Peace, il Friends of Zion Museum, la Jerusalem Connection International, e i Zion’s Watchmen. Non si può davvero capire il legame tra gli evangelici americani e Israele senza tirare in ballo l’Apocalisse. Non si tratta semplicemente di geopolitica o di simpatie culturali: per milioni di cristiani evangelici, Israele non è solo uno Stato sovrano, ma il segno vivente che le profezie bibliche si stanno compiendo. Come confermato da diversi sondaggi, la maggioranza degli evangelici crede che la fondazione di Israele nel 1948 sia un evento profetico e che la terra, così come delineata nella Bibbia, appartenga eternamente al popolo ebraico. Poco importa se il governo è più o meno democratico o se a Gaza piovono bombe: in questa visione teologica, Israele è la miccia che innescherà il ritorno di Cristo. Provare a intaccare questo sostegno con argomenti razionali è come tentare di scalfire un meteorite a morsi: il sostegno è religioso, assoluto e in larga parte impermeabile a ogni considerazione di giustizia o di diritto internazionale. In fondo, se per molti Israele è la chiave dell’Apocalisse, ogni evento – anche il più tragico – non fa che avvicinare il giorno in cui, finalmente, “tutto sarà compiuto”. Una narrazione potente, sì, ma anche pericolosamente indifferente alle sofferenze umane nel frattempo. Ovviamente, non tutti applaudono. A Tel Aviv e Gerusalemme, ogni settimana, decine di migliaia di israeliani – studenti, avvocati, medici, riservisti – si riversano in piazza contro il governo, accusandolo di aver distrutto l’unità nazionale. Nel mondo, Amnesty International, Human Rights Watch e molte agenzie ONU hanno puntato il dito contro Israele, mentre la recente richiesta di mandato d’arresto internazionale ha acceso nuovi roghi diplomatici. Neppure sul fronte religioso l’appoggio è unanime. Settori del giudaismo progressista, Papa Francesco e svariate organizzazioni islamiche denunciano da anni le violazioni dei diritti umani e il trattamento riservato ai palestinesi. Rabbini e attivisti invocano una pace vera e duratura, basata non sulla sopraffazione ma sul rispetto. Nel frattempo, la realtà è quella di una polveriera pronta a esplodere. Israele non è solo uno Stato, è un totem religioso, e per molti evangelici il sostegno a Israele è la chiave per l’avvento dell’Apocalisse e del ritorno di Gesù. Intanto, i raid su Gaza, i bombardamenti sul Libano e le tensioni in Cisgiordania continuano senza sosta. A peggiorare il tutto, una stretta sulla libertà di stampa limita la possibilità di raccontare la verità dal fronte. E quindi, esiste una via d’uscita? Difficile essere ottimisti come un cactus nel deserto. Servirebbe una nuova leadership, tanto a Gerusalemme quanto a Ramallah, che parli il linguaggio della pace invece di quello della vendetta. E servirebbe una comunità internazionale che finalmente capisca che il diritto internazionale non è un optional, ma la base per qualsiasi convivenza civile. Forse, se smettessimo di santificare qualsiasi atto “in nome della sicurezza” e tornassimo a difendere i diritti umani, anche quelli dei palestinesi, potremmo vedere la fine di questo eterno incubo. Fino ad allora, Netanyahu continuerà a danzare sul filo del disastro, tra sostenitori sempre più fanatici e oppositori sempre più esasperati. E noi, qui, a domandarci quanti biscotti spezzati dovremo ancora raccogliere prima che qualcuno trovi il coraggio di dire basta.

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Il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato è un blog ironico e contemplativo, dove spiritualità e dolcezza si incontrano tra briciole e riflessioni. Qui si parla di religione nel mondo, ma anche di quanto tutte le religioni siano, in fondo, invenzioni umane. Il vero divino? Lo troviamo nella natura, nel silenzio, nei piccoli gesti, e sì… anche nei biscotti che si rompono prima d’essere inzuppati. Il tono è rilassato, a volte filosofico, spesso scanzonato. C’è spazio per miti, leggende, cammini spirituali e passeggiate nei boschi. Niente fanatismi, solo morbide illuminazioni. Un luogo per chi cerca domande più che risposte, conforto più che verità. Prenditi una pausa, spezza un biscotto e leggi in pace.

~ Sergio De Amicis

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