Cronos ai nostri giorni non porta più la falce, non vive sul monte Otri e non ingoia neonati avvolti nelle fasce. Sarebbe troppo rozzo, troppo riconoscibile, troppo mitologico. Oggi Cronos è diventato rispettabile, invisibile e soprattutto efficiente. Ha cambiato forma perché ha capito una cosa fondamentale: per divorare i figli non serve più mangiarli, basta consumarli.

Il Cronos contemporaneo è prima di tutto il tempo trasformato in merce. Non il tempo naturale, quello delle stagioni, del sonno e del respiro, ma il tempo misurato, spezzettato, contabilizzato. Ore fatturabili, produttività oraria, obiettivi trimestrali, scadenze, notifiche. È il tempo che non passa mai davvero ma non basta mai. Più ne risparmi, più ne perdi. Più vai veloce, più sei in ritardo. Non è una maledizione divina: è un modello sociale.

Questo Cronos moderno non ti divora in un sol boccone, sarebbe inefficiente. Ti consuma a rate, con una precisione quasi affettuosa. Dieci minuti qui, mezz’ora là, una sera a rispondere a messaggi inutili, un weekend “libero” che serve solo a ricaricare le batterie per tornare produttivo il lunedì. Non ti uccide, ti stanca. E quando sei stanco non fai domande, non progetti, non immagini alternative. Funzioni.

Cronos oggi ha imparato a nascondersi dentro l’algoritmo. Non ha volto, non ha emozioni, non ha responsabilità. Decide cosa vedi, cosa desideri, quanto vali, in che ordine appari, se esisti oppure no. Non giudica, classifica. Non punisce, esclude. Non odia, ottimizza. Come il Cronos mitologico, non è cattivo: è coerente. Applica una logica che non prevede eccezioni. Se non produci valore misurabile, vieni digerito lentamente.

Il dettaglio più inquietante è che questo Cronos non ha bisogno della forza. La violenza l’abbiamo interiorizzata. Ci controlliamo da soli, ci sfruttiamo da soli, ci sentiamo in colpa se non siamo abbastanza performanti, abbastanza presenti, abbastanza reattivi. Non c’è più un padrone che ordina: c’è un ideale a cui conformarsi. Il risultato è una società stanca, ansiosa, sovraccarica, che chiama “libertà” la possibilità di lavorare sempre.

Cronos ai nostri giorni è il sistema che non ammette futuro. Giovani iperformati e precarizzati, generazioni intere senza prospettive stabili, debiti economici e ambientali scaricati su chi non ha ancora voce. È esattamente il gesto mitologico di Cronos: per mantenere il potere del presente, si sacrifica ciò che verrà. Non è una metafora forzata, è una struttura. Il presente divora il futuro e lo chiama realismo.

C’è poi un Cronos ancora più subdolo, quasi religioso: l’idea della crescita infinita. Crescere sempre, produrre sempre, consumare sempre, come se il mondo fosse una clessidra magica che si riempie da sola. È una fede senza teologia ma con dogmi rigidissimi. Chi mette in dubbio la crescita viene trattato come un eretico. E come tutte le fedi assolute, richiede sacrifici. Sempre gli stessi: tempo di vita, relazioni, salute, ambiente.

Il Cronos contemporaneo non chiede sacrifici rituali, non pretende templi o preghiere. Chiede attenzione. Ore di vita mentale. Energia cognitiva. Presenza costante. È un dio senza altari ma con server farm, senza sacerdoti ma con consulenti, senza miti fondativi ma con presentazioni aziendali. E soprattutto non promette salvezza: promette continuità.

E Zeus, oggi? Zeus sarebbe ogni tentativo di sottrazione. Ogni rallentamento volontario. Ogni rifiuto dell’equazione tra valore umano e produttività. Ogni gesto che dice “basta” senza chiedere il permesso. Ma attenzione: nel mito Zeus non elimina Cronos, lo sostituisce. Il tempo resta, il potere resta, il conflitto resta. Cambia solo la forma. Il ciclo non si spezza, si trasforma.

Cronos ai nostri giorni non è il tempo che passa. È il tempo che non ci appartiene più. È il presente che si mangia il futuro in nome dell’efficienza. È il sistema che ti promette tutto purché tu non chieda nulla che non sia immediatamente utile, misurabile, monetizzabile.

E come nel mito, Cronos vince soprattutto quando non viene riconosciuto. Quando lo chiamiamo normalità. Quando lo scambiamo per destino. Quando accettiamo l’idea che non ci sia alternativa.

Il Venerabile Ordine, nel suo piccolo, osa dire il contrario: Cronos esiste, sì. Ma non è invincibile. Perché il tempo, alla fine, non divora chi lo guarda in faccia.


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Il Venerabile Ordine del Biscotto Spezzato è un blog ironico e contemplativo, dove spiritualità e dolcezza si incontrano tra briciole e riflessioni. Qui si parla di religione nel mondo, ma anche di quanto tutte le religioni siano, in fondo, invenzioni umane. Il vero divino? Lo troviamo nella natura, nel silenzio, nei piccoli gesti, e sì… anche nei biscotti che si rompono prima d’essere inzuppati. Il tono è rilassato, a volte filosofico, spesso scanzonato. C’è spazio per miti, leggende, cammini spirituali e passeggiate nei boschi. Niente fanatismi, solo morbide illuminazioni. Un luogo per chi cerca domande più che risposte, conforto più che verità. Prenditi una pausa, spezza un biscotto e leggi in pace.

~ Sergio De Amicis

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