Quando il vero reato è ricordare che siamo liberi !
In un Paese che celebra il 25 aprile come festa della Liberazione dal nazifascismo, ci si aspetterebbe che esporre un lenzuolo con una scritta antifascista fosse non solo normale, ma addirittura doveroso. E invece no: in Italia succede che si mandano agenti di polizia a identificare chi osa appendere un drappo con scritto, magari, “Mai più fascismi”. Non è un’esagerazione, non è satira: è la realtà.
Il paradosso è ancora più grottesco se pensiamo che la stessa macchina statale, con la stessa serietà, multa gli automobilisti che lasciano il finestrino abbassato, non per motivi di sicurezza stradale, ma per “istigazione al furto”. Invece di contrastare chi ruba, si punisce chi semplicemente si è fidato del vivere civile. Come se il problema non fosse chi delinque, ma chi non si difende abbastanza da solo. Come se il ladro fosse un evento atmosferico inevitabile, e non un reato da prevenire e punire.
Questa logica rovesciata, che trasforma la vittima in colpevole e assolve chi viola la legge, non è un incidente. È il frutto di una linea politica precisa, che oggi trova sostegno aperto — o quantomeno silenziosa complicità — da parte del governo. Un governo che predica ordine e legalità, ma che alla fine difende sempre meno i cittadini e sempre più una narrazione tossica, dove chi dissente è il nemico e chi sbaglia è chi si espone, non chi aggredisce.
Mandare la polizia a schedare chi espone una scritta antifascista è un gesto grave, non tanto per l’atto in sé quanto per il suo significato simbolico. Significa trattare l’antifascismo non come il fondamento stesso della Repubblica italiana, ma come una posizione politica qualsiasi, discutibile, forse anche sospetta. Significa smantellare lentamente, pezzo per pezzo, il significato stesso del 25 aprile, fino a svuotarlo di ogni valore reale. E mentre si sorvegliano i lenzuoli, si finge di non vedere il ritorno dei saluti romani, delle manifestazioni nostalgiche, della violenza verbale e fisica di gruppi neofascisti.
Non è molto diverso, in fondo, dal multare chi lascia un finestrino aperto invece di colpire chi ruba. La responsabilità viene rovesciata: non è la società che deve proteggere le persone dai ladri, ma sono le persone che devono proteggersi da sole, sotto minaccia di sanzione. Se ti rubano qualcosa, la colpa è tua. Se subisci intimidazioni, è perché hai provocato. Se ti esponi per un valore civile, sei tu il problema, non chi ti vorrebbe far tacere.
Questo non è solo un segno di debolezza delle istituzioni: è un vero e proprio progetto politico. Meno antifascismo, meno dissenso, meno fastidio. Più obbedienza, più paura, più autocensura. Meno Stato garante dei diritti, più Stato giudice del comportamento privato. E tutto questo avviene in un clima dove ogni provocazione dell’estrema destra viene minimizzata come folclore, mentre ogni rivendicazione democratica viene sospettata, schedata, repressa.
Il vero rischio, accettando tutto questo, è abituarci all’assurdo. Finire per credere che sia normale essere puniti per aver lasciato il finestrino aperto. Finire per pensare che sia “divisivo” dichiararsi antifascisti. Finire per dimenticare che l’Italia è una Repubblica fondata proprio sulla sconfitta del fascismo, non sull’indifferenza.
E allora, ogni volta che vedremo una volante fermarsi davanti a un lenzuolo bianco, ogni volta che troveremo una multa sotto il tergicristallo per un finestrino abbassato, ricordiamoci che il problema non è mai stato il lenzuolo. Né il finestrino. Il problema è chi ha deciso che la libertà, la giustizia e la dignità civica sono questioni secondarie, sacrificabili sull’altare di un ordine pubblico che protegge tutto tranne i cittadini.



Rispondi